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  • Nicola De Luca

Vivere la bellezza di Dio in natura

«Il creato è un dono che dev'essere condiviso. È lo spazio che Dio ci dà per costruire con noi, per costruire un “noi”. Il mondo, la storia, il tempo, è il luogo dove andiamo a costruire il noi con Dio, il noi con gli altri, il noi con la terra. La nostra vita nasconde sempre questo invito, un invito più o meno consapevole, che permane sempre». (Discorso del Santo Padre in occasione dell'Incontro con il mondo della scuola e dell’università a Quito - Viaggio Apostolico in Ecuador, Bolivia e Paraguay, 07/07/2015)


Duecentotrentasette anni fa, il 5 febbraio 1783, iniziava quella che fu denominata la "Grande Catastrofe" della Calabria centro-meridionale.

Una catastrofe di proporzioni bibliche. Scosse fortissime fino all'11 grado della scala Mercalli - solo tra il 5 e il 7 ne furono contate 949 - che si verificarono in più zone, a distanza di poco tempo l'una dall'altra e che continuarono per circa tre anni. Quel terremoto-maremoto cambiò gli aspetti geologico, economico e sociale della nostra terra. Morirono quasi 30.000 persone ed altre 5.000 per la carestia e le malattie conseguenti che seguirono all'evento.

Tantissimi scienziati, letterati, architetti ed ingegnieri - italiani e stranieri - furono inviati in Calabria a studiare il fenomeno e dare aiuto alla popolazione. Furono anche, per la prima volta, redatti i piani regolatori di moltissimi centri abitati ed emanati decreti antisismici riguardo la costruzione di nuovi edifici. Per l'approfondimento clicca qui.


Ho voluto ricordare questo tragico anniversario perché, leggendo le cronache del tempo ed immaginando l'immane impegno di tutti nel ricostruire metà regione, il valore della solidarietà ha, come in circostanze simili, spleso.

A ragione Papa Francesco, nel discorso che ho citato sopra, dichiara questa grande verità: "il creato è un dono che va condiviso". Non possono esistere frontiere o barriere. Sono tutte convenienze inventate da noi. Ci fanno sentire più sicuri e protetti, ma è mera illusione in un mondo globalizzato come quello di oggi.

La piena maturità della propria umanità, l'essere umano, potrà raggiungerla solamente quando saprà di essere in relazione, un individuo relazionale che non tende al soggettivismo.


C'è da chiedersi: ma non è che stiamo esagerando, come popolo intendo, ad assecondare la paura dell'altro, soprattutto in questi tempi in cui assistiamo ai fenomeni dell'immigrazione e del coronavirus?


Dite la vostra!


Nei prossimi post prenderò come riferimento l'enciclica Laudato sii, di Papa Francesco.



#Dio #natura

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